Liberate Rossella Urru (e tutti gli altri!)
I mezzi di comunicazione di massa “ufficiali” fanno orecchie da mercante, così il mondo del web si è mobilitato da solo. Tutti uniti per ricordare e chiedere la liberazione di Rossella Urru, la giovane volontaria italiana sequestrata da un gruppo terroristico nel campo saharawi, in territorio algerino, dove lavorava.
Da un po’ di tempo a questa parte sembra che i terroristi di ogni landa abbiano puntato i loro mirini su volontari e missionari – oltre a colpire, come spesso è già accaduto, i turisti. Parlarne è un obbligo morale, anche se il riserbo è parte della tattica di “polizia diplomatica” che sicuramente ogni giorno lavora per liberare i nostri connazionali privati della libertà e nascosti chissà dove. Sì, parliamo al plurale perché Rossella Urru purtroppo non è l’unica. Ci sono anche la turista Maria Sandra Mariani, ostaggio di Al Qaeda da oltre tredici mesi, sempre in Algeria; l’ingegnere Franco Lamolinara, sequestrato il 12 maggio 2011 in Nigeria; Giovanni Lo Porto della ong tedesca Welthungerhilfe, sequestrato in Pakistan il 19 gennaio.
Anche il Modavi si unisce al coro: liberate Rossella, liberateli tutti!
Frequenza Modavi: Voglia d’Italia… Italiani nel mondo!
Sedicesimo appuntamento con Frequenza Modavi, la radio del sociale. La puntata di questa si occupa degli italiani all’estero, e lo fa raccontando il progetto Voglia d’Italia che il Modavi sta concludendo proprio in questi giorni; un vero e proprio scambio socio-culturale tra giovani italiani d’Italia e quelli nati e cresciuti in Argentina – figli, nipoti e pronipoti dei nostri emigrati – finanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «I nostri connazionali all’estero hanno dell’Italia un’immagine piuttosto fumosa, in bianco e nero. Con questo progetto – spiega Irma Casula, presidente del Modavi – abbiamo cercato di restituire la verità, facendo capire a questi ragazzi che l’Italia è cambiata rispetto a qualche decennio fa. Abbiamo voluto rinnovare in loro il sentimento di appartenenza nazionale». Ne parliamo con Pierluigi Ferraro, console generale d’Italia a Bahia Blanca (Argentina) e due ragazzi italo-argentini che hanno partecipato al progetto Voglia d’Italia del Modavi: Giulietta e Juan.
Dura la vita del console. «52mila italiani da gestire, una comunità in crescita; ci sono problemi e soddisfazioni ma essere al servizio dei connazionali è un privilegio». Qual è il ritratto degli italo-argentini? «Metà Argentina è di origine italiana. Tuttavia col tempo i rapporti tendono ad affievolirsi. L’italiano, per esempio, non lo parla quasi nessuno – ci dice il console Pierluigi Ferraro – e chi lo fa segue i corsi per amore della nostra cultura. Non possiamo pensare che un giovane, il cui nonno sia un emigrato, continui a sentirsi italiano perché lo era un suo antenato. Di noi, gli italo-argentini sanno molto poco, hanno in mente gli stereotipi dell’Italia anni Cinquanta e Sessanta». Qui entra in campo il promotore della cultura italiana all’estero; dal consolato di Bahia Blanca partono circa settanta iniziative culturali all’anno. «Vogliamo far vedere agli argentini, italiani o non, che l’Italia ha continuato a produrre cultura. Se continuiamo a proporre musica, teatro e cinema di cinquant’anni fa – afferma il console Ferraro – facciamo un cattivo servizio all’Italia. La nostra politica culturale è diretta verso un prodotto contemporaneo, attuale e di qualità». Il nostro console è uomo d’azione e dà l’esempio. «Con i Khorakhanè, il gruppo musicale di cui faccio parte, portiamo in tutta l’Argentina autori come Fabrizio de André e Giorgio Gaber. Abbiamo in mano un prodotto eccellente, perché non farlo conoscere?».
Giulietta e Juan sono due dei dieci ragazzi italo-argentini di Bahia Blanca che hanno partecipato al progetto Voglia d’Italia. Entrambi poco più che ventenni; origini bergamasche lei, napoletane lui. Dalla bocca di Giulietta la riprova di tutto: «Mia mamma è italiana, mi ha raccontato molte cose dell’Italia. Ma in Argentina si sente parlare solo di cose vecchie. Io sono innamorata dell’Italia ed entusiasta di visitarla in questi giorni. Ci troviamo molto bene con gli italiani perché abbiamo molto della pazzia italiana». Juan non se l’immaginava così bella: «A scuola studiamo Roma perché è la culla della civiltà occidentale. Molto bella. Un privilegio conoscere tutte le bellezze di Roma». Juan, che fa l’impiegato nel comune di Bahia Blanca – la municipalidad – un passaggio lo fa anche sulla politica, ammettendo una certa meraviglia nello scoprire che il Governo Italiano finanzia progetti di utilità unicamente sociale: «Sono rimasto colpito dal fatto che lo Stato italiano finanzi le organizzazioni non governative. In Argentina questo non accade: le associazioni ricevono solo contributi privati». Cantante italiano preferito? Per Giulietta è Tiziano Ferro, a Juan piace Pavarotti… e aggiunge che il suo idolo calcistico è Francesco Totti. La nota conclusiva è ancora di Juan: «Questo incontro tra Italia e Argentina è stato carico di valore e pieno di solidarietà». Anche se è il cuore a parlare più della bocca, in Argentina anche le pietre parlano italiano.
Ascolta la puntata di Frequenza Modavi
(ilVelino/AGV) Napoli, giovani argentini in visita nella Scuola della Pace
Ragazzi argentini in visita nei rioni degradati di Napoli, dalla Scuola Della Pace dei Quartieri Spagnoli, alla fondazione di Don Luigi Merola “A voce d’e Creature” nel quartiere Arenaccia. I giovanissimi fanno parte del progetto Voglia d’Italia, promosso dall’associazione ModaviOnlus, patrocinata dal ministero della Gioventu’. La prima tappa, dunque, l’hanno fatta nella struttura di via Speranzella, dove sono stati accolti dall’assessore provinciale al Lavoro Marilu’ Galdieri e dai volontari del Modavi partenopeo, facenti parte del Progetto di Servizio volontario Europeo previsto dal programma comunitario, Gioventu’ in Azione. Poi visita ai bambini della Fondazione del prete anticamorra a via Cannole al Trivio nel corso Malta, per poi lasciare la citta’ partenopea domani.
Gli argentini provengono dal quartiere periferico di Bahia Blanca dove la Modavi ha realizzato un comedor, un centro di aggregazione giovanile a Villa Bordeu che dista 600 km dalla capitale e offre gratuitamente ai bambini disagiati, assistenza, pasti, attivita’ ludiche e didattiche. “La Scuola della Pace – ha affermato l’assessore provinciale – offre un laboratorio di convivenza oltre i conflitti, che vedra’ la nostra citta’ protagonista – ha aggiunto Galdieri – di momenti di conoscenza interculturale, Napoli ha le carte per porsi come luogo di scambio interculturale”. Dalle parole ai fatti, il passo e’ stato breve, perche’ l’assessore ha lanciato l’idea di creare un biblioteca pubblica, con il progetto: Adotta un libro. Gia’ dal 2008, grazie alla Federazione Provinciale di Napoli Onlus, al Comedor e’ stata creata un Biblioteca Solidale.
L’interscambio culturale attraverso le letture, e’ uno degli obiettivi piu’ importanti messi in campo dall’ associazione argentina, che e’ riconosciuta, tra l’altro, dal ministero degli Esteri. “Non e’ la prima volta di interscambio culturale – ha spiegato la delegata e interprete dell’associazione che fa anche capo a Roma, la nostra idea e’ di creare contatto, rete”. Non e’ escluso che a Don Merola la Onlus chiedera’ un gemellaggio tra i volontari della fondazione del quartiere Arenaccia e quelli del Comedor Campana de Palo. Il prete anticamorra, ha infatti commentato con piacere la notizia, affermando: “Il mio obiettivo come fondazione e’ quello di creare rete, fare squadra con le associazioni, perche’ e’ la squadra che vince”, ha concluso don Merola dicendosi disponibile a questa proposta.
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